LE SPECIALITA' GASTRONOMICHE

 

Numerose sono le specialitÓ gastronomiche della valle di Paularo ma tra le principali vanno ricordate:

 

" I Cjalc˛ns "

Sono una specie di agnolotti o ravioli di pasta, con ripieno di ricotta, pan grattato, erbe, uva passa, ecc., lessati e conditi con burro e ricotta affumicata. Immancabili nelle Sagre.

Numerose sono le specialitÓ ricavate con la carne di suino affumicata, tra queste;

Minestroni :

Vengono preparati con varie erbe, fagioli borlotti locali, pancetta, coteca, costole, ossa ricoperte di carne.

Salsicce :

Ottime quelle affumicate arrostite alla griglia o la tegame.

"Craut e Brovade"

SpecialitÓ culinaria usata esclusivamente come pasti invernali. Rape e Cappucci ridotti in una pastoria fermentata, vengono prima fatti bollire e poi cucinati unitamente a carne suina affumicata.

Funghi

Abbondanti in zona, Vengono usati freschi o essiccati per il condimento di squisite pastasciutte, risotti o controrni.

" IL FRICO "

SpecialitÓ alimentare quasi giornaliera, ottenuta con patate fritte o no e l'aggiunta di formaggio locale di latteria o montasio che dopo essersi rammollito diviene croccante. Si mangia con la polenta.

" I STERPS "

Farina di mais arrostita e ridotta in gnocchi da mangiarsi con il caffelatte.

" IL BRUBUSA' "

Specie di polenta tenera ottenuta con burro acqua e farina.

" LAS SOPAS "

Fette di pane indorato su cui viene versato del Vino brulŔ.

" IL MOST "

Unico vino o meglio sidro di produzione locale ottenuto da pere scadenti pestate e frante.

" LA SGNAPE "

Grappa , ottenuta con la distillazione del pesto di pere usate per il " MOST " , Ŕ ottima quella di TRELLI.

COSTUMANZE LOCALI

 

IL BAGN DAI RICIOZ

IL Bagno dei Riccioli  fu uno degli usi principali nella costumanza di certe fasi della vita.

Dopo il battesimo, il compare invitava la madrina e comare ad una merenda, che per lo pi¨ avveniva in osteria e si diceva: " a BagnÓ i ricjos ".

Durante il ritorno, le visite alle osterie potevano essere pi¨ d'una, per terminare le bevute, in casa del nonato un rinfresco chiamato " Lic˛f ".

Se il bambino moriva entro due o tre anni era compito del padrino provvedere alla bara e della madrina al vestito.

LA PURCITE

Quando una giovane mancava alla fede promessa o rifiutava la mano di un pretendente, di notte, sulla porta di casa le veniva seminata la " PURCITE ". La " PURCITE " consisteva in una striscia di segatura con immondizie, una zucca sostenuta da quattro gambe di legno, l'aggiunta di un trogolo (Pino d'abete), perchŔ la " PURCITE " mangi.

LAS PINTIDURES

In origine antichissima due giovani nel fidanzarsi fissavano in apposita scritta la cifra di una somma che il mancante alla promessa doveva pagare a titolo di compenso e detta scritta era chiamata " PINTIDURES ".

LE NOZZE

Erano composte da una lunga serie di costumanze di cui s'accennerÓ via via. Alcuni giorni prima del matrimonio, il corredo inventariato della sposa, posto in cassettoni, a volte accuratamente intagliati, veniva portato a casa dello sposo. In una vera cerimonia, apriva il corteo la sorella maggiore dello sposo portando il com˛, seguiva con il letto colei che avrebbe fatto da comare (testimone), seguivano le amiche, fino alla nipotina che chiudeva il corteo portando una bambola. Giunte in casa, davano la benedizione alla roba con un ramo d'olivo benedetto intriso nell'acqua santa e pronunciando frasi di circostanza, quindi preparavano la camera nuziale e poi brindavano alla futura feliciÓ degli sposi.

Il giorno del matrimonio, lo sposo ed il compare andavano a prendere la comare e poi tutti assieme si portavano dalla sposa dove iniziava il corteo nuziale. Il Compare dava il braccio alla " Nuvice " (SPOSA) e lo sposo alla comare. Prima d'iniziare il corteo, i ragazzini sparavano mortaretti e le donne del vicinato facevano il canto " ven fur, ven fur nuvice ". Spari e canti si facevano anche la vigilia delle nozze.

Dopo il matrimonio, all'uscita sulla via della chiesa, quando lo sposo non era del medesimo paese della sposa si faceva il " TRAGHET ", gabella che lo sposo doveva pagare per l'esportazione della sposa.

Il " TRAGHET " era composto da un tavolo imbandito di bevande, da due pertiche o da nastri che sbarravano la strada e da alcuni giovani che fungevano bulescamente da guardie. Il Capo delle guardie leggeva da un vecchio libro alcuni articoli di presunto codice, donde rilevava agli sposi di non potere passare se non avevano le carte in regola. Lo sposo e la comare allora parlavamentavano con il capo guardia, gli presentavano la sposa ed osservato che al dito portava la fede nuziale, il corteo poteva passare, lasciando sul vassosio un obolo, che tolte le spese, serviva a fare baldoria per gli sposi. Chi non accettava l'usanza si tirava addosso la "SAMPOGNADE", frastuono creato dal suono di campanacci.

Durante la festa nuziale. tra succulenti pasti si ballava. Il primo ballo della sposa era con il suocero. Finita la festa, il compare conduceva dalla suocera la sposa, raccomandando di tenerla conto.

La sposa in genere non riceveva doni se non dallo sposo, tranne l'anello che era provveduto dal compare " Compari da l'anel ", ella regalava allo sposo la camicia nuziale, ai suoceri e ai cognati qualche capo di vestiario.

IN MORTE

Quando uno moriva, il cadavere veniva vestito con il suo abito da festa e accomodato sopra il letto, la camera semibuia era illuminata da candele sempre accese, e dicevasi che il morto era in " VÓres ".

Durante la veglio " Vegle " venivano recitati dei rosari o altre preci in suffragio del defunto, e a chi vegliava la famiglia del defunto offriva a mezzanotte polenta, formaggio e bevande.

Nella frazione di SALINO al morto usavano mettere ai piedi " Las Dalbides cui Glacins " (Zoccoli ferrati), perchŔ dicevano che ha da fare un viaggio.

I Funerali, anche i pi¨ poveri, avevano sempre numerosi accompagnatori. La salma, posta nella bara, era portata dai parenti e dagli amici a spalle, con ai lati i parenti maschi recanti quattro torce accese, le donne dietro accompagnavano la salma con pianti e lamenti, raccomandandolo di salutare nell'altro mondo qualche persona cara.

Non tutto Ŕ scomparso sulle usanze in morte a Paularo e la venerazione per i defunti Ŕ molto sentita, a ci˛ basti guardare la cura con cui Ŕ tenuto il cimitero.

TRAI LA CIDULES

E' un'usanza ancora in voga e consiste, la vigilia delle sagre estive, di lanciare nell'aria a notte fatta, da un'altura in prossimitÓ all'abitato, delle assicelle quadrate ardenti.

I lanciatori sono i ragazzi o giovinotti dei borghi e per ogni assicella " CIDULA " da lanciare adoperano una formula di dedica, di solito destinata alle ragazze del paese ed ai loro fidanzati o presunti tali.

IL GERMAS

Usanza pagana ed antichissima d'origine tedesca.

Il giorno delle Pentecoste, designato come festa della primavera, le ragazze del paese, munite d'uova, latte , miele, insaccati ecc. si portavano in casolari isolati di campagna per fare merenda. A merenda pronta, quale segnale convenuto, dai casolari usciva del fumo, ed allora i ragazzi le raggiungevano per fare baldoria.

LA FEMENATE

E' un covone di canne di granoturco secche o d'altre erbe di campo bruciate la sera della vigilia dell'Epifania sulle alture prospicenti l'abitato. La costumanza che ha luogo in vari paese del Friuli, con il nome di " Pignar¨l ", qui si chiama " Femenate " ed Ŕ attuata dai ragazzi, i quali, dopo che il fuoco si Ŕ spento, girano per le case cantando la filastrocca. " Buine sere paronsine, nus dÓiso la farine, la farine das lusignes, veiso maciÓt il tempor¨l, se no le ves maciÓt lu macereis, dainus chel p˛c ch'Ó podeis ".

A seguito della filastrocca, intesa a chiedere alla padrona di casa un p˛ di farina in cambio del fuoco propiziatorio, con la richiesta se Ŕ stato anche ucciso il maiale, avuto qualche alimento e fatto il giro delle case, i ragazzi si portano in casa di uno del gruppo, dove in armonia mangiano quanto ricevuto.

IL CORTE DEI RE MAGI

Durante il periodo natalizio, dei ragazzi percorrevano le vie del paese portando su un bastone una stella cometa, illuminata da candele e ornata da nastri, ed entravano anche nelle case ad annunciare la venuta del Redentore con la filastrocca "Noi siamo i tre re, venuti dall'oriente, a portare la novella del Signore. E' nato il Redentore, il Redentor di questo mondo, per il peccato".

COSTUMANZE MINORI

 

Sono da annoverarsi tra queste alcune principali quali;

Le Maschere in legno fabbricate in loco. Le Rozze croci lignee poste dai pastori su una pertica ben visibile nei pressi della Malga, perchŔ stiano lontano gli spiriti cattivi.

La Bruciatura d'olivo e cera benedetta sulla soglia di casa per allontanare il cattivo tempo.

La medaglia o corona benedetta in tasca, nonchŔ l'incrocio delle dita della mano a mo' di croce, per tenere lontana la cattiva influenza di prsone, di solito donne, indicate come streghe.

Il Giro dei bambini a Natale o altre feste a fare gli auguri per le case, in cambio di un soldo.

Il "NADALIN" ceppo per il fuoco natalizio. E poi tantissime altre usanze a sŔ bastanti per comporre un libro.